Data: 14 Agosto 2020|Autore: |

Di Giovanna Genovese

Un recente sondaggio promosso dall’American Alliance of Museums rivela che un terzo dei musei statunitensi potrebbe rimanere chiuso in modo permanente a causa delle ricadute finanziarie legate alla crisi generata dalla pandemia da coronavirus. Il sondaggio, condotto senza oneri a carico dell’associazione dalla società di ricerca Dynamic Benchmarking, si basa sulle testimonianze di oltre 750 direttori museali degli Stati Uniti, prendendo in considerazione musei d’arte, di storia, dimore e siti storici, per bambini, di scienza e tecnologia, di storia naturale e altre categorie come arboreti, zoo, acquari e musei specializzati.

I dati dell’indagine, tutt’altro che incoraggianti, si riferiscono al mese di giugno, verificando quindi le prime proiezioni del danno economico provocato dalla chiusura di migliaia di musei in tutto il Paese e dalla perdita di contributi economici da parte di donatori e governi. A partire da marzo, le serrate forzate per limitare il contagio hanno di colpoazzerato gli introiti assicurati dalla vendita dei biglietti, degli articoli dei giftshop, dal noleggio degli spazi per eventi, da cui traggono, di fatto, per la maggior parte sostentamento le istituzioni museali: il 33% dei direttori intervistati ritiene che ci sia un rischio significativo di chiudere definitivamente o, comunque, di non essere certi di poter sopravvivere alla crisi economica. Oltre la metà degli intervistati, il 64%, dichiara di essere stata costretta a cancellare anticipatamente iniziative educative e altri servizi al pubblico e il 35% di aver licenziato o di pensare di licenziare fino al 20 % del proprio personale a causa dei significativi tagli al budget. Un totale del 37% degli intervistati stima di perdere, quest’anno, dal 21 al 40% del proprio reddito operativo, il 22% dal 41 al 60% e il 10% dovrebbe perderne addirittura dal 61 all’80%. I dati mostrano che l’87% dei musei può sopravvivere, con le attuali risorse operative in cassa, al massimo per un anno o perfino meno di sei mesi.

Una reazione… digitale

Tra i musei indicati come maggiormente a rischio, rientrano quelli scientifici per bambini, il 40-50% dei quali non è sicuro di poter sopravvivere, essendo molto dipendenti dal reddito dei biglietti e puntando molto sull’esperienza tattile, peculiarità che si presenta come un ostacolo per operare in sicurezza durante la pandemia di coronavirus. Vi sono poi i musei di medie dimensioni che stavano cercando di espandersi: la stragrande maggioranza aveva riaperto o pianificato di farlo entro la fine di luglio, invece molte aperture sono state rimandate per il recente aumento di casi di Covid-19 in stati come Arizona, Texas, California e Florida.

Unica nota positiva ad emergere dagli esiti del sondaggio è il modo in cui i musei statunitensi hanno saputo reagire al lockdown: buona parte delle istituzioni hanno migliorato l’accesso alle risorse di raccolta digitalizzate, distribuito online contenuti educativi rivolti a bambini, genitori, insegnanti e studenti universitari e offerto intrattenimento e altre attività.

Una crisi senza ritorno?

Preoccupanti le dichiarazioni di Laura Lott, presidente e amministratore delegato dell’AAM, riguardo i pronostici sulle riaperture dei musei: si prevede, infatti,che questi attireranno molti meno visitatori rispetto a prima della pandemia, e che anche con una parziale riapertura nei prossimi mesi, i costi di gestione potrebbero superare le entrate. Lott sottolinea la gravità della situazione, definendo devastante per le comunità, le economie, i sistemi di istruzione e la storia culturale degli Stati Uniti la chiusura permanente di circa 12.000 musei. Le istituzioni museali, infatti, oltre a svolgere una fondamentale funzione didattica e di salvaguardia del patrimonio storico, culturale e sociale, sostengono 726.000 posti di lavoro diretti e indiretti e incidono con 50 miliardi di dollari all’anno sull’economia degli Stati Uniti.

Alla ricerca di risorse economiche L’indagine, con i suoi drammatici resoconti, potrebbe rivelarsi uno strumento prezioso per raggiungere gli obiettivi delle lobby dell’AAM, primo fra tutti un aumento dei finanziamenti del governo alle istituzioni culturali. Tra le richieste, l’Alleanza sta spingendo il Congresso ad estendere ed espandere i prestiti del Payroll Protection Program (Programma di Protezione del Personale, acronimo PPP), che ha aiutato i musei a dispensare salari e benefit durante la crisi, invitando la Federal Reserve a mettere rapidamente a punto un meccanismo di prestiti senza fine di lucro indirizzato anche a organizzazioni non-profit di medie e piccole dimensioni, fino ad ora escluse dal programma PPP. L’AAM invita, poi, il governo a stanziare 6 miliardi di dollari da investire nello sviluppo di contenuti per l’apprendimento a distanza e miglioramenti delle strutture museali per proteggere dipendenti e visitatori dal rischio di contagio da Sars-CoV-2.

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