Data: 20 Settembre 2020|Autore: |

di Matilde Govoni

Nelle ultime settimane non si fa altro che parlare della ventitreenne Armine Harutyunyan, originaria di Yerevan, considerata da Gucci come una delle 100 modelle più sexy del mondo. Un’affermazione che ha fatto scatenare il web che ha messo in discussione il suo aspetto anticonvenzionale.

Body shaming online

Le persone non si sono trattenute e hanno tirato fuori il peggio, attraverso commenti inadeguati e domande inopportune: “Ma come si può avere una relazione con lei?” “Ci usciresti a cena?“.

Già l’anno passato aveva subito degli attacchi spiacevoli in occasione di una sfilata sempre per Gucci a Parigi, ma quest’anno è stata l’apoteosi: per molti è stato “inconcepibile” che sia inclusa nella lista delle 100 modelle più sexy. È sbagliato pensare che esista un modello universalmente condiviso di bellezza. In fondo anche la storia è testimone di come i canoni di bellezza siano mutati nel tempo.

La moda non segue regole, Alessandro Michele, attuale direttore creativo di Gucci, con la scelta di far sfilare Armine è riuscito a sdoganare un “mito” della figura di modella. Il mondo fashion è anticonvenzionale ed è giusto che anche in passerella si veda.

È stata una strategia di marketing? In molti lo hanno pensato, però Alessandro Michele ci aveva sorpresi già l’anno scorso quando chiamò Ellie Goldstein, con sindrome di Down, come modella per il progetto “The Gucci Beauty Glitch“ rivoluzionando i soliti canoni di bellezza visti e rivisti.

Ellie Goldstein

Per Gucci, d’altra parte, “la bellezza non coincide con la simmetria, l’armonia, la corrispondenza a modelli standardizzati”.

È bello pensare che una ragazza comune possa essere uno stereotipo di bellezza e un’icona. Incoraggiamo la moda ad aprire la mente sul web e nelle nostre case. La vera bellezza, quella autentica, è forse, prima di tutto, in chi riesce a leggerla e a coglierla soprattutto nella diversità.

In fondo se un capo è “fashion” il suo valore indiscusso non può che essere esaltato dalla capacità di ogni donna di indossarlo interpretandolo con il proprio stile, sensibilità e perché no, finalmente, anche creatività.

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