Data: 27 Settembre 2020|Autore: |

di Giovanna Genovese

Art Basel, la fiera d’arte contemporanea più famosa al mondo, che quest’anno è stata costretta ad annullare le date degli appuntamenti fisici di Basilea e Miami, ha recentemente pubblicato i risultati di “The Impact of COVID-19 on the Gallery Sector”, un sondaggio svolto in collaborazione UBS teso a quantificare i danni arrecati dal COVID-19 alle attività e alle vendite delle gallerie d’arte nella prima metà del 2020.

Curato dalla dott.ssa Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, questo rapporto fornisce un’analisi unica di come la pandemia di COVID-19 abbia impattato sul settore globale delle gallerie moderne e contemporanee, basandosi su una serie di interviste condotte lo scorso luglio per mezzo di un questionario inviato in 60 nazioni o zone di specifico interesse. Hanno risposto in tutto 920 gallerie; 795 sono, invece, i questionari raccolti, il 59% dei quali proveniente dall’Europa, il 19% dal nord America, il 10% dall’Asia, il 6% dal sud America, il 4% dall’Africa e il 2% dall’Oceania.

Il report presenta anche i risultati di un sondaggio tra i maggiori collezionisti di tre importanti mercati dell’arte, ovvero Stati Uniti, Regno Unito e Hong Kong, con particolare attenzione a come la crisi abbia cambiato le loro interazioni con le gallerie.

I dati

Tra i risultati di maggiore rilievo, apprendiamo che le gallerie medie, quelle con un fatturato tra i 250 mila ed i 550mila dollari, hanno operato il 38% di tagli sui loro staff, ricorrendo a cassa integrazione licenziamenti. Quanto alle vendite, le gallerie intervistate hanno denunciato un calo del fatturato medio del 36% rispetto alla prima metà del 2019, mentre le perdite maggiori si sono registrate negli esercizi con fatturato sotto al mezzo milione di dollari. Le gallerie asiatiche hanno perso in media il 41%; il 55% solo in Cina. Guardando al futuro, la maggioranza delle gallerie si aspetta che le vendite continuino a diminuire, solo il 21% delle gallerie spera in una lieve ripresa, anche se il 45% si augura un incremento delle vendite per il 2021.

Meglio le vendite online: nella prima metà del 2020 si è registrato un incremento del 37%, contro il 10% della prima metà del 2019. Importanti i dati relativi ai nuovi clienti raggiunti grazie al digitale: il 26 % per le grandi gallerie, il 35% per le “piccole”; inoltre, l’81% dei collezionisti intervistati ritiene utile ricevere informazioni sul costo dell’opera già nel momento in cui la si visualizza online.

Addio fiere

La cancellazione delle fiere d’arte ha ovviamente influenzato le gallerie che più contavano su queste occasioni di promozione e vendita, che hanno dichiarato solo un 16% di fatturato, rispetto al 46% della prima metà dell’anno precedente. Per il 91% delle gallerie non ci saranno fiere per tutto il 2020 e solo un terzo degli intervistati intravede un potenziale incremento per il 2021. L’unica nota positiva, il risparmio in termini di costi, pari a circa il 29% delle spese annue, determinati dai compensi degli addetti e gli affitti dei locali espositivi.

Per quanto riguarda i collezionisti, l’82% sta già pianificando di recarsi a mostre, fiere d’arte ed eventi nei prossimi 12 mesi, il 57% anche all’estero.

A proposito di collezionisti

Il campione di collezionisti preso in causa dalla ricerca è composto dal 48% da Millennials (23-38 anni), 35% Generation X (39-54 anni), 10% Boomers (55-73 anni), 5% Generation Z (chi ha meno di 23 anni) e 2% Silent (over 74). Nonostante la crisi, il 92% degli intervistati è comunque rimasto relativamente attivo sul mercato, e Il 59% considera addirittura incrementato il proprio interesse per il collezionismo: il 56% ha speso più di 100 mila dollari in arte nei primi 6 mesi del 2020 ed il 16% più di un milione di dollari.

Gli acquisti sono stati effettuati per il 75% presso gallerie d’arte, dei quali il 41% presso gallerie con le quali i collezionisti erano già clienti e avevano relazioni consolidate. Solo il 14% dei collezionisti sono stati attivi nella ricerca di nuove gallerie. Un terzo, poi, ha effettuato gli acquisti grazie alle viewing room (visitate dall’85% degli intervistati), il 32% ha comprato utilizzando Instagram come canale di accesso alle opere ed alle gallerie (soprattutto Millennials, 43%, Gen X, 20% e 11% di Boomers).

Prospettive per il futuro

Non mancano dunque alcuni segnali di resilienza nel mercato dell’arte, pur dovendo fronteggiare una crisi globale e tante nuove sfide nell’immediato futuro. Si rimane, tuttavia, lontani da quei 64 miliardi di dollari totalizzati con le vendite nel 2019, peraltro in ribasso del 5% rispetto al 2018.

Si va sempre di più verso il consolidamento del rapporto fiduciario tra galleria e collezionista con la novità di una nuova fetta di clienti, i Millennials, che si sentono a proprio agio nel comprare online addirittura opere da oltre un milione di dollari. In generale, i collezionisti stano manifestando un crescente interesse nel sostenere durante la crisi gli artisti, le gallerie d’arte ed i musei: se nel 2019 le priorità principali delle gallerie d’arte erano la partecipazione alle fiere e l’espansione del target geografico della propria clientela, nel 2020 si mette al centro il consolidamento delle presenze e delle vendite online, la riduzione dei costi e la cura dei rapporti con l’attuale base di clienti. Diventa più importante, infine, instaurare partnership con altre gallerie, per ridurre i costi e massimizzare le azioni di marketing e le vendite.

L’intero report è consultabile sul sito di Art Base, all’indirizzo https://www.artbasel.com/about/initiatives/the-art-market.

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