Published On: 22 November 2020|By |

di Giovanna Genovese

Phillips, la famosa casa d’aste newyorkese, ha messo a punto un nuovo, potentissimo strumento per fornire in tempo reale informazioni dettagliate sulle tendenze del mercato dell’arte.

Si tratta della piattaforma Articker, che gestisce un archivio di circa 16.000 pubblicazioni in Rete e 50.000 provenienti da ulteriori fonti editoriali -come gallerie, musei e fiere d’arte- e registra dati su oltre 150.000 artisti del XX e XXI secolo, da superstar come Picasso agli emergenti.

È cosa ben nota che, di questi tempi, i prezzi delle opere d’arte costituiscano il principale criterio per la loro valutazione; dunque, le banche dati delle quotazioni di mercato rappresentavano, fino ad ora, l’unico riferimento per gli operatori del settore.

Lanciata il 6 agosto scorso, Articker aggrega dati su artisti e opere d’arte, fornendo informazioni in un’ottica del tutto innovativa. La nuova piattaforma, infatti, non si limita a classificare gli artisti basandosi sui prezzi di vendita delle loro opere, ma monitora anche il loro impatto mediatico, tenendo conto anche del diverso grado di rilevanza delle testate.

Si tratta, quindi, di una vera rivoluzione della business intelligence nel campo dell’arte, con cui Phillips assicura ai suoi clienti una visibilità senza precedenti sulle tendenze emergenti.

Big Data per big dell’arte

Ideata nel 2014 da Tomasz Imielinski, pioniere nel campo dell’apprendimento delle regole associative e Konrad Imielinski, data scientist specializzato in tecnologia di ricerca ed economia, Articker offre ai potenziali collezionisti e agli specialisti una attenta analisi, sempre aggiornata, dei trend degli artisti nel tempo, sia a livello mondiale che locale. Si tratta di una vera svolta per un mercato lento e, spesso, poco trasparente come quello dell’arte, in cui seguire l’andamento delle quotazioni è solitamente un’operazione lunga e difficoltosa.

Progettata come un database open source in continua crescita, la piattaforma promette di ampliarsi nel tempo, fornendo informazioni e contenuti digitali più solidi per Phillips, distinguendo la casa d’aste come leader nella ricerca e l’analisi del mercato.

Una questione di qualità

Tra i numerosi vantaggi, la possibilità di seguire l’aumento della domanda di artisti emergenti permette di investire sui più promettenti prima ancora che entrino a far parte dei grandi circuiti dell’arte.

Prendiamo il caso dell’artista ghanese Amoako Boafo, al momento uno dei più acclamati tra gli emergenti: il suo dipinto di debutto «The Lemon Bathing Suit» è stato venduto da Phillips per 675.000 sterline,cifra pari a circa venti volte la stima, che eradi30-50mila sterline. I dati di Articker su Boafo indicavano che il suo impatto mediatico era cresciuto dell’82% negli ultimi 18 mesi, spingendo la casa d’aste concorrente Christie’s a includerlo nella sua recente top five degli artisti su cui investire immediatamente.

L’aumento della copertura mediatica non riguardava il rendimento dell’artista in asta o in galleria, ma era dovuta a una collaborazione con la maison di moda Dior, che grazie alla piattaforma non è passata inosservata.

Si viene, quindi, a creare un sistema di valutazione alternativo degli artisti, poiché si tiene conto anche di aspetti come relazioni e collaborazioni, copertura geografica e le correlazioni di valore.

Berghain: da tempio della Techno a galleria d’Arte Contemporanea
Mecenati 3.0
[searchandfilter id="23024"]

Segnalaci un’azienda

    Condividi l’articolo

    Leave A Comment