Data: 20 Agosto 2020|Autore: |

di Tiziano Militello

Eravate a conoscenza che “Jazz” non è il nome che alle origini definiva questo genere, importante icona dell’incontro tra diverse culture? Nel periodo d’oro americano, le migrazioni provenienti dall’Europa, importarono diversi strumenti musicali che, in connubio con i ritmi africani, hanno concepito il nuovo specifico genere. Se prima de singole parti della rudimentale sezione ritmica costituita solo da cassa, rullante e piatti venivano suonate da tre musicisti differenti, in quel periodo i pezzi, uniti come in un puzzle, diventarono quella che oggi chiamiamo comunemente “batteria”, suonata da un unico individuo, che insieme all’ensemble ha creato il “Jazz”, anzi, più specificatamente il “Jass”, genere che venne ospitato in “New Orleans”.

Era il 1917 quando Nick La Rocca, un ragazzo di origini siciliane, nato l’11 Aprile del 1989, incise “Livery Stable Blues”, il primo disco della storia di questo genere musicale con la sua “Original Dixieland Jass Band”.

La leggenda narra però che alcuni burloni si divertirono a strappare la “J” dai manifesti divulgati per questo disco, tramutando così “Jass” in “ass” (che tradotto dalla lingua anglosassone, significa volgarmente “culo”). Pare, infatti, che proprio per questo motivo la band decise di sostituire il nome in “Original Dixieland Jazz Band”, diventando in ogni caso i pionieri del genere oggi chiamato appunto “Jazz” e una delle band più pagate del periodo. Il disco riuscì a vendere in poche settimane più di un milione e mezzo di copie. Nel 2017, sono stati, infatti, in tantissimi a celebrare il “centenario della nascita del jazz”, estendendo però forse in modo eccessivo l’importanza della pubblicazione di questo primo disco che conteneva appunto la originale magica parolina “Jass”, tramutata poi in “Jazz” sull’etichetta.

Ma quindi realmente quando nasce il jazz?

Anche se per raggiungere le incisioni di quello che viene oggi definito “jazz classico”, dove troviamo per esempio le eccellenze Louis Armstrong, King Oliver, Jelly Roll Morton, si devono attendere diversi anni, per quanto riguarda il jazz, Nick La Rocca, come si suol dire, fu una rondine che non fece primavera. Le porte dell’industria discografica si aprirono completamente alla musica e ai musicisti africano-americani grazie a un’altra incisione, che ebbe un effetto ancora più significativo del disco della band di Nick La Rocca. Era il 10 Agosto del 1920, ben 100 anni fa, quando la famosa “Mamie Smith and her Jazz Hounds” incideva l’album “Crazy Blues“, un disco storico, che ha letteralmente cambiato il corso della musica nel ‘900, un successo scritto da Perry Bradford per la OKeh, etichetta fondata nel 1916 da Otto Heinemann, con un industria del disco coadiuvato da un pubblico pagante ancora vergine, costituito dagli africano-americani emigrati in massa dal Sud che aveva un carattere agricolo verso le città ormai industrializzate del Nord, convertendo diverse decine di migliaia di braccianti agricoli in operai di fabbrica e lavoratori del settore terziario, e che avevano in tasca quel mezzo dollaro da spendere per un prodotto musicale che esprimesse la loro cultura. Heineman intuì infatti l’importanza del mercato “etnico” producendo dischi in diverse lingue, tra cui ceco, tedesco, svedese, polacco, yiddish, ma anche italiano, destinate alle comunità di immigrati negli Stati Uniti, il primo musicista africano-americano a incidere un disco di jazz strumentale in quel mercato appena nato è Kid Ory, nel Giugno del 1922, con il suo “Kid’s Creole Trombone”.

L'omicidio di Jam Master Jay dei Run DMC: arrestati due uomini
John Frusciante ritorna con il nuovo album Maya
  • Arti

  • Servizi

  • Regione

Segnalaci un’azienda

    Condividi l’articolo

    Leave A Comment