Published On: 18 September 2020|By |

di Giovanna Genovese

Sono passati esattamente 50 anni da quel tragico 18 settembre del 1970, in cui si è prematuramente spenta una delle più grandi leggende musicali della storia moderna: stiamo parlando di Jimi Hendrix, ovviamente.

La musica, l’lsd, le rivolte, i poster, i concerti, le performance, i colori, l’amore universale, le esasperazioni delle forme, le distorsioni, la ribellione, i fiori, la libertà. Gli anni ’60 sono stati un pout-pourri unico, in cui la musica, le arti visive, il cinema e perfino le rivolte sociali si sono mosse in simbiosi, in una rivoluzione psichedelica che ha toccato il mondo intero, tutta incentrata sulla ricerca di esperienze nuove, disordinate, multisensoriali, per reagire al rigido bigottismo e alla scelleratezza bellica dei decenni precedenti.

In omaggio al grande chitarrista statunitense, questo articolo ripercorre alcuni esempi di come egli sia riuscito a calarsi perfettamente nel fervido spirito artistico dei suoi tempi.

Martin Sharp’s Explosion

Il 1966 è un anno pieno di svolte per Hendrix. Una volta istituita la Jimi Hendrix Experience con il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell, il chitarrista sbarca oltreoceano, stabilendosi a Londra per un breve, ma significativo periodo, in cui si mescola alla scena londinese degli Swinging Sixties, divenendone uno dei personaggi chiave. Anche Martin Sharp, artista, fumettista e cantautore australiano, uno dei nomi di punta dell’Arte Psichedelica, nonché art director della rivista cult “OZ Magazine”, risiede in quegli anni nella capitale inglese, e condivide il suo studio niente di meno che con Eric Clapton, di cui Jimi è un grande fan. Così Sharp incontra Hendrix di persona, sperimentando in diverse occasioni l’eccitazione di assistere ad una sua esibizione dal vivo.

Durante la prima metà del 1968 l’artista australiano realizza alcuni acquerelli e un primo, splendido, dipinto in acrilico su mylar – una resina termoplastica della famiglia dei poliesteri, molto utilizzata all’epoca – del chitarrista americano. Una variante della versione ad acquerello appare sulle pagine della rivista OZ e viene trasformata in un poster che entrerà a far parte della storia, intitolato “Explosion”.

Commercializzato dalla società Big O Poster, attraverso punti vendita come Head Shop, la stampa underground dell’epoca, comprese le riviste OZ e International Times a Londra, la rete Print Mint negli Stati Uniti e vari punti vendita europei, “Explosion” è uno dei poster più iconici degli anni Sessanta, e sintetizza in un’opera letteralmente esplosiva, attraverso il medium dell’arte visiva del tempo, tutta l’eccitazione e l’energia che la musica e le performance di Jimi Hendrix erano in grado di trasmettere.

I dipinti e le locandine di Hendrix creati da Martin Sharp erano basati su una fotografia scattata da Linda Eastman durante un concerto al Rhiengold Central Park Music Festival di New York del 5 luglio 1967. Si tratta di una classica inquadratura di Hendrix in azione, con la sua Fender bianca montata al contrario, durante una delle prime apparizioni pubbliche negli Stati Uniti dopo il suo successo al Monterey Pop Festival. Mentre la fotografia di Eastman cattura la silhouette di Hendrix in bianco e nero, l’opera di Sharp presenta un frenetico uso del colore acrilico, steso su una base di tre polimeri sintetici (mylar perspex e plastica) tra due fogli di perspex, nel tentativo di replicare fedelmente l’inconfondibile suono “multi-strato” e l’esperienza psichedelica delle sue esibizioni dal vivo.

La prima versione del dipinto, realizzata a Londra nel 1968 riflette, nella sua esplosione di vernice sulla superficie del foglio di plastica, anche l’influenza del dripping dell’artista americano Jackson Pollock. Purtroppo, questo prototipo presenta delle problematiche per la sua commercializzazione, poiché la prospettiva speculare, voluta da Sharp per disorientare l’osservatore, rischia di essere scambiata per un errore dai fan, dato che il risultato visivo si traduce in un Hendrix, notoriamente mancino, che impugna la chitarra con la sinistra. Nel tentativo di “aggiustare” l’immagine per la produzione del poster, Sharp apporta numerose modifiche, senza, tuttavia, rimanere mai davvero soddisfatto.

La prima riproduzione, pubblicata dalla società Big O Poster di Londra, come grande poster litografico, di dimensioni 36 x 48 pollici, riprende un acquerello del 1968. I poster distribuiti nei punti vendita americani durante i primi anni ’70 hanno dimensioni inferiori, circa 27 x 36 pollici e differiscono in molti particolari dal dipinto su mylar: ad esempio, il microfono viola situato di fronte ad Hendrix viene rimosso; il suo abito blu e bianco è sostituito da un completo verde piatto; i capelli arancioni diventano una mostruosa fiamma rossa; la grande macchia di vernice rossa emanata dalle corde della chitarra lascia il posto a un tocco di colore più trasparente, che rivela il corpo dello strumento; i sottili schizzi di colore nello stile di Pollock si trasformano in un groviglio di vernice e l’originale tratto squadrato assume forme più stilizzate.

Stai facendo con la fotografia quello che io sto facendo con la musica”

L’origine dell’iconografia hendrixiana, divenuta poi simbolo di una intera generazione, si deve in gran parte ai numerosi scatti realizzati da Karl Ferris, considerato il padre della fotografia psichedelica.

Ferris, dopo gli studi presso l’Hastings College of Art, in cui trae ispirazione dalla pittura preraffaellita, presta per due anni servizio come fotografo aereo nella Royal Air Force. In seguito, si specializza nella fotografia di moda, collaborando con riviste del calibro di Vogue, Harper’s Bazaar, French Mode e Marie Claire.

Quando Hendrix ha modo di osservare i suoi lavori, rimane letteralmente folgorato, al punto di chiedergli di realizzare la cover per la versione americana di “Are You Experienced“, dato che quella utilizzata per il mercato inglese non rispecchiava abbastanza il suo stile. Il 23 agosto 1967 viene pubblicato l’album di debutto di The Jimi Hendrix Experience e per la copertina Ferris utilizza un obiettivo grandangolare Nikon fisheye e una pellicola a infrarossi segreta appena messa a punto da Kodak per scopi militari, che alterano il colore e le proporzioni, generando visioni distorte e allucinate.

Le illustrazioni di Moebius

Forse non tutti sanno che Hendrix odiava le copertine dei suoi album, e che lasciava note di disappunto molto dettagliate per la sua casa discografica, che puntualmente venivano ignorate. Ma Jimi, probabilmente, avrebbe amato le interpretazioni di Moebius del suo complesso e psichedelico spazio mentale.

La compilation “Voodoo Soup”, uscita nel 1995, ha diviso fan e critici per oltre due decenni; ma, a prescindere dalla qualità, l’album, solo per la sua copertina, merita un posto d’onore nella collezione di ogni fan di Hendrix. Realizzata del leggendario fumettista francese, al secolo Jean Giraud, a partire da una fotografia di Hendrix che mangia la zuppa in Francia, la cover riproduce alla perfezione le vibrazioni su cui Hendrix viaggiava nei suoi ultimi anni di vita: la sua testa è fumante, si nutre di strane piante psichedeliche e materiale simil-radioattivo, le saliere e gli altri oggetti sul tavolo sembrano usciti da un laboratorio chimico, mentre fuori dal locale in cui sta consumando il pasto è in corso quella che sembrerebbe una retata della polizia. L’immagine proviene da una copertina più grande, ripresa in seguito, che l’artista francese ha disegnato per il doppio LP Are You Experienced / Axis: Bold as Love del 1975.

Assieme al giornalista Jean-Nöel Coghe, Moebius negli anni ’90 illustra un libro intitolato “Emotions électriques”, che raccoglie l’esperienza di Coghe come guida di Hendrix durante il primo tour francese di Experience, nel 1967. In quest’opera, Jimi si aggira per paesaggi spaziali desolati, circondato da bizzarre creature aliene, e la sua testa è spesso in fiamme.

Moebius si occupa di copertine di album sin dai primi anni ’70, per lo più quelle di artisti europei. Ma le sue creazioni nelle riviste in qualità di illustratore di fumetti sono rimaste celebri negli anni per lo stesso motivo della musica di Hendrix: i due sono sia maestri impareggiabili nella loro arte, che narratori di incredibile naturalezza. Grande fan di Hendrix, Moebius è un prolifico interprete dell’immaginario fantastico e psichedelico degli anni ’70 quanto il chitarrista stesso.

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