Data: 17 Settembre 2020|Autore: |

di Giovanna Genovese

Operare nel mondo dell’arte, al giorno d’oggi, ci porta a fare i conti con una serie di gravissime problematiche. L’emergenza sanitaria, di suo, pone già molte limitazioni e difficoltà sulle spalle degli artisti: in primis la mancanza di risorse economiche, che certo non agevola l’ideazione di progetti costruiti su larga scala, magari con materie prime non facilissime da reperire né economiche; l’impoverimento degli eventi e degli stessi investimenti, sia da parte di privati che da enti pubblici, rende ancora più difficoltoso emergere come artista e farsi notare per inserirsi con successo nel mercato dell’arte; la situazione internazionale si trova ancora ad affrontare le tutt’altro che risolte questioni riguardanti i cambiamenti climatici e l’inquinamento.

Forse, di fronte a questo scenario poco rassicurante, l’unico approccio pro-attivo può essere fare di necessità virtù; perché, allora, non tagliare sulle spese per i materiali cercando, in più, di muoversi verso forme d’arte sostenibili, contribuendo così in maniera davvero attiva anche ai problemi legati allo smaltimento dei rifiuti?

Nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Con il termine riuso, si parla di dare una seconda opportunità ad alcuni oggetti che, una volta terminato il loro ciclo di vita, sarebbero destinati ad essere accantonati, e che invece possono essere trasformati in altri oggetti con funzioni diverse. Una “Società dei consumi” ormai satura, scopre di avere accumulato una quantità di scarti tale da non poter più essere ignorata, ma i materiali riciclati, nell’immaginario comune sono spesso identificati come poveri, di ripiego, addirittura “sporchi”.

L’oggetto ecologico è ancora inscatolato in un cliché di trascuratezza ed antiesteticità, che sarebbe il caso di superare una volta per tutte. Bisogna pensare diversamente, costruire un nuovo immaginario per mettere in risalto la seconda vita che gli oggetti di recupero vanno ad affrontare: un concetto molto assimilabile a quello dell‘immortalità, un modo di mettere in pratica il famoso postulato di Lavoisier secondo il quale “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, che implica una partecipazione attiva dei singoli nei confronti di un grande problema che coinvolge la società intera.

L’esempio di Riciclarte

Esistono già da tempo vari progetti per aiutare gli artisti a reperire materie “di scarto” da riutilizzare per le proprie creazioni; altri si occupano di promuoverli, offrendo loro visibilità; Riciclarte è uno di questi.

Nata nel “lontano” 1996, senza scopo di lucro, per rappresentare un punto d’incontro di artisti che fanno del riciclo la base della propria arte, Riciclarte è una piattaforma online che offre gratuitamente agli artisti uno spazio virtuale per esporre le proprie opere e rendersi visibili a tutti coloro che organizzano iniziative, eventi o che semplicemente vogliono diffondere questa cultura artistica legata al recupero di materiali dismessi.

Contando le adesioni di 300 artisti da 18 regioni, ci restituisce l’idea di una vera e propria comunità che condivide la stessa passione e gli stessi ideali, in grado di suscitare curiosità e fornire un esempio di creatività alternativa e sostenibile, un punto di contatto tra l’arte e la voglia di ognuno di noi di tentare a fare qualcosa di attivo per l’ambiente a partire dalle scelte di vita quotidiana.

Nel sito, gli artisti sono classificati sia per ordine alfabetico, che in base alla materia prima che utilizzano per le loro opere: bottiglie di plastica, carta, ceramica, circuiti elettrici, legno, metallo, pallet, plastica, pneumatici, sughero, tessuto, vetro e varie, per tutte le altre. Riciclarte si occupa anche di organizzazione di eventi, mostre e allestimento di spazi espositivi, sempre legati al tema del riuso.

Per entrare a far parte del progetto basta scaricare la scheda d’iscrizione e compilarla con i dati che si desidera rendere pubblicamente visibili.
Una volta compilata, la scheda va inviata all’indirizzo email info@riciclarte.it, insieme a una foto e ad una selezione di massimo 20 opere per costruire il profilo personale.
Tutto il materiale deve essere allegato all’email sotto forma di archivio zip. L’iscrizione è completamente gratuita.

Se fate già parte del club degli amanti del recupero, o volete cominciare a valutare questa alternativa, potete visitare il sito https://www.riciclarte.it/il-progetto/.

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