Data: 7 Ottobre 2020|Autore: |

Il 30 Aprile, ancora in pieno lockdown, Gabriele Vacis, un luminare del Teatro italiano contemporaneo, fece un post sulla sua bacheca personale di Facebook, lanciando al mondo una visione finalmente rivoluzionaria del Teatro e del suo uso e consumo per una società che con il covid-19 dovrà imparare a conviverci. Questa lettera aperta fu pubblicata anche da Repubblica.

La sua riflessione sposta lo sguardo oltre le convenzioni ormai stantie che coinvolgono soprattutto il Teatro all’italiana. Un sogno che coglie l’occasione e che parla diapertura e inclusione, quindi di scambio culturale sempre attivo e rigenerante. Un’utopia? Forse.

Ma il suo sguardo è concreto, anche nelle dinamiche più tecniche e meno filosofiche. Infatti estrapolando alcuni concetti, pensa proprio a tutto e dice:

“Apriamoli sempre! Gli spettatori potranno entrare ad ogni ora del giorno. Naturalmente non si potrà entrare più di cento o duecento per volta, ma l’estensione del tempo si incrementeranno le presenze. […] Via le poltrone […] Torniamo alle origini. Così si potrà rispettare la distanza fra le persone. […] Uno spettatore per palchetto o gruppi di congiunti.[…] Prenoti on-line, come nei musei, paghi 10 euro e puoi stare quanto vuoi. Ti misurano la febbre quando entri e nel foyer puoi ritirare gli sgabelli pieghevoli […] . Le maschere saranno addestrate alla sanificazione che sarà effettuata periodicamente durante la giornata […] Si coinvolgeranno le imprese e gli enti locali e le aziende sanitarie che potranno fornire algoritmi di gestione e movimentazione, le aziende della moda per l’abbigliamento delle maschere che avranno mansioni più creative […]”

E poi, con una visione più poetica ma molto realistica: “ Portiamo in scena tutto: le prove, le letture dei testi, l’allenamento degli attori, l’allestimento delle luci e dei suoni. Nel lavoro quotidiano […], nel training, nelle lezioni dei maestri c’è tensione, c’è cultura, c’è scoperta comune, c’è tanta bellezza. Smettiamola di tenercela per noi. […] Il Teatro più che creazione di forme è creazione di relazioni tra le persone. […] Questa rivoluzione richiede una grande collaborazione tra gli artisti, i tecnici, gli organizzatori, fino alle maschere, che dovranno ridefinire i propri ruoli, ampliando le loro competenze all’arte, alla pedagogia e alla cura della persona. Il che comporta una redistribuzione radicale di paghe e retribuzioni, più equa. […] Gli attori rinunceranno a un po’ di vanità in favore della comprensione. I manager rinunceranno a un po’ della loro sufficienza efficientistica in favore della solidarietà ”

E ancora: “L’obiettivo sarà la partecipazione comune alla creazione dell’ evento teatro. Cogliamo l’occasione per trasformare finalmente i teatri da luoghi esclusivi in spazi d’inclusione.[…]”

Ecco qui la sua lettera aperta integrale

E’ compito della politica crederci, credere nella vitalità della cultura. Ripartiamo dalle sue parole per un nuovo Teatro!

Grotowski

Chi è Gabriele Vacis?

Gabriele Vacis è un regista teatrale, drammaturgo, documentarista, sceneggiatore e pedagogo teatrale nato a Settimo Torinese. Esordisce nel 1984 con “Esercizi sulla tavola di Mendeleev”, e nel 1985, con “Elementi di struttura del sentimento” reintroduce la narrazione a Teatro vincendo molti premi importanti.

Essendo architetto, laureato al politecnico di Torino, si impegna a realizzare il “Piano di Ambiente culturale per la città di Settimo Torinese” pedonalizzando il centro storico e rivalutando le vecchie fabbriche trasformandole in spazi per la cultura. Nell’88 inizia la sua carriera da docente presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi a Milano.

Nel 1989 la sua prima, di tante opere liriche: “L’Alfiere”.

Vacis nei seguenti anni ’90 da il “La” al Teatro di narrazione insieme a Marco Paolini con “il racconto del Vajont” nel 1994, “Liberi Tutti” nel 1991 e “Adriatico” nel 1987, andando a ritroso.

Con il Teatro di narrazione; l’attore nudo in uno spazio vuoto, influenza il mondo della comunicazione mediatica: il Teatro, la Televisione, il giornalismo e anche la politica.

Negli ultimi anni 2000 si dedica al documentarismo, mischiando i linguaggi con un forte senso pedagogico. In particolare: “Uno scampolo di paradiso

Nel 2008 dirige TAM (Teatro e Arti Multimediali) con Il Palestinian National Theatre a Gerusalemme e il progetto “La Paura SiCura” (qui il Trailer e un’intervista).

Gabriele Vacis

Vacis è innovativo anche nel metodo che adotta da regista: la Schiera, che sucessivamente fa propria Emma Dante, rimaneggiandola come una matrona che mette le mani in pasta e ricreandola, facendone il pilastro fondamentale del suo metodo.

Anche ShakespeareGrotowski e Lee Strasberg facevano una cosa simile; Vacis però se la ritrovò durante un’improvvisazione e da lì non la mollò mai più.

Nell’annuncio di un suo seminario, Vacis la introduce così: “Quelli che fanno la schiera” costituiscono una tribù trasversale del teatro italiano. E se gli otto passi sono sempre un buon inizio, il loro valore è innegabile quando si tratta di smontare sovrastrutture recitative acquisite, di eliminare rigidità sedimentate che intralciano i movimenti, di grattare via incrostazioni che viziano atteggiamenti, voce, gesti e di fare tabula rasa per partire o ripartire dal grado zero, perchè come scrive Peter Brook: affinchè accada un qualcosa che abbia qualità, è necessario che si crei uno spazio vuoto”.

Franca Valeri – attrice e autrice a 360°
Sergio Rubini: autenticità e sogno
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